Lettera di assunzione ma non per me

Lettera di assunzione ma non per me

Nota. Scritto da Anna, pubblicato da David Buonaventura.

Odio la mia azienda. È sgradevole per molte cose.

Trovo un annuncio che mi interessa e scelgo di propormi.

Invio CV: OK.

Silenzio per settimane.

Arriva una mail per propormi due date per il colloquio.

Accetto con grande piacere!

Colloquio telefonico con il recruiter della agenzia: OK.

Silenzio per giorni.

Arriva una mail per propormi date per il prossimo colloquio.

Colloquio skype con il recruiter senior della agenzia: OK.

Silenzio per settimane.

Arriva una telefonata. Questa volta è l’azienda. Mi chiamano durante l’orario di lavoro ma faccio di tutto per non farmi scoprire. Ci sono vipere con grandi orecchie in ufficio. Prendiamo accordi.

Colloquio skype con il HR dell’azienda: OK.


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Silenzio per settimane ma la speranza mi motiva e rasserena.

Arriva una telefonata da parte del HR dell’azienda sempre in orario di ufficio. Per parlare esco in cortile anche se fa freddo e non ho preso il cappotto. Scelgo la prima data che mi propone. Inventerò una scusa plausibile e chiederò un permesso. Ormai sono decisa.

Colloquio di persona con il direttore generale dell’azienda: OK.

Silenzio per settimane. Sono tante per quello che mi consentono le mie scorte di speranza. Sto per chiamare l’azienda e sapere qualcosa.

Arriva una mail dell’agenzia. Ho paura ad aprirla. Ci sarà il solito “grazie per l’interesse dimostrato… purtroppo è stato preferito…”, insomma il solito messaggio sterile e definitivo.

Vado in bagno con il telefono. Respiro forte e la leggo. Si va avanti! C’è la proposta di un altro colloquio telefonico.

Colloquio telefonico con il recruiter senior della agenzia per parlare degli aspetti retributivi, benefit, periodo di preavviso: OK.

Sono raggiante.

L’ultima telefonata è sembrata molto propositiva nei miei confronti. Tutte le volte che si è arrivati a toccare gli aspetti retributivi e il periodo di preavviso si è concluso con una assunzione.

Mi stacco dallo stress dell’ufficio, dalle offese, dalle umiliazioni.

Silenzio per giorni ma mi godo il momento nel torpore della speranza.

Arriva la telefonata che aspettavo.

Breve colloquio telefonico con il recruiter senior della agenzia: mi informa che sono stata scelta! A breve mi arriverà la lettera di assunzione.

Quella che sognavo, quella che mi avrebbe permesso di staccarmi da tutto lo schifo che ho attorno in ufficio. Pettegolezzi, aggressioni verbali, ferie non concesse anche se promesse, ritmi di lavoro insostenibili.

Mobbing. Adesso che vedo le cose con maggiore distanza e minore coinvolgimento capisco che si trattava di questo ma fra poco finirà tutto.

Nel pomeriggio arriva la mail dal HR dell’azienda.

Dal telefono non posso leggere l’allegato per cui aspetto di arrivare a casa. Il percorso in metropolitana mi è sembrato 10 volte più lungo del solito. Sono emozionata mentre accendo il computer. Quasi non respiro.

Salto il testo della mail e leggo l’allegato.

Rimango senza parole. È la lettera di assunzione ma c’è il nome sbagliato nell’intestazione. È il nome di qualcun altro, un uomo. Tutto il resto è regolare. Le condizioni contrattuali sono però diverse, migliori.

Penso ad un errore. Probabilmente hanno copiato il testo da un’altra lettera e hanno dimenticato di adeguarla.

Rispondo alla mail facendo notare il disguido.

Silenzio per giorni.

Giro la mail all’agenzia per chiedere spiegazioni. Silenzio.

Chiamo l’agenzia. Il recruiter senior non si fa trovare, ne sono certa.

Non mollo. Non voglio.

Chiamo l’agenzia diverse volte. Il recruiter senior mi risponde. È seccato e mi dice che non ne sa nulla.

Aspetto qualche giorno. L’ambiente ostile che avevo imparato ad osservare con distacco adesso sembra amplificato. Il muro di protezione della consapevolezza che a breve me ne sarei andata è crollato. Mi irritano anche quei piccoli particolari a cui prima davo poca importanza.

Chiamo l’azienda, diverse volte. Lascio messaggi.

Dopo giorni di agonia, arriva la telefonata dal HR dell’azienda. Ovviamente in orario di ufficio.

Chiama per risolvere la questione. C’è stato un equivoco. Il lavoro è stato dato a un altro, alla persona a cui la lettera era intestata. Ma non si sta scusando.

Mi dice che non devo parlare di questo con nessuno. Sarebbe una violazione della privacy e il tono che usa è quello che sento ogni giorno in ufficio. È quello che viene usato per sottintendere una minaccia.

Sono in ufficio e non posso rispondere come merita. Ingoio e chiudo la chiamata.

Piango in silenzio.

Ho letto il vostro libro. Le terrò con me ogni volta che mi chiameranno per un colloquio. Mi farà sentire più forte.

Grazie.

Anna

Nota. Questo racconto ci è stato inviato da una lettrice di Selezioni Inumane di cui preserviamo l’anonimato. Ci fidiamo della sua testimonianza per cui non abbiamo effettuato alcuna verifica. Il testo è stato leggermente modificato nella forma e nel contenuto per garantire che nessuno si riconosca nella vicenda.

Se anche tu vuoi raccontare la tua storia, puoi trovare le istruzioni nell’apposito capitolo di Selezioni Inumane. Noi la pubblicheremo in questo blog e su tutti i canali social di Colloquio Diretto e Risorse Inumane.

Ciao
David

David Buonaventura

David Buonaventura è il creatore di un Metodo per trovare lavoro evitando i pregiudizi a cui i candidati sono fatti oggetto durante le selezioni. Ha un hobby: superare quei recruiter che non meritano questo titolo.

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