Al colloquio perché donna (ed è un problema)

Al colloquio perché donna (ed è un problema)

Nota. Scritto da “A”, pubblicato da David Buonaventura.

Verso maggio mi contattò una selezionatrice dicendo che il mio profilo le interessava, le risposi che prima della metà di luglio non sarei stata libera perché volevo portare a termine l’impegno che avevo preso quando mi iscrissi al corso da industrial designer.

Ci mettemmo d’accordo per risentirci più avanti e ad una settimana dalla fine del mio stage curricolare e così fu.

Ci accordammo per data e luogo del colloquio, mi furono date pochissime informazioni sul genere di lavoro per cui mi avrebbero preso. Le uniche due  parole su cui focalizzai le mie ricerche nei giorni successivi furono  avionico (termine che fino a quel momento ignoravo) e il nome dell’azienda con la quale stavo interagendo.

Rimasi sbalordita quando su internet vidi il sito dell’azienda: una grande multinazionale con sedi in tutto il mondo.

Il primo colloquio fu da manuale. Mi preparai una settimana. Ci tenevo davvero tanto. Non avendo avuto indizi sul genere di lavoro che avrei svolto mi creai una lista di domande da far paura.  La responsabile con cui feci il colloquio era favolosa e mi spiegò tutto quello che non mi è stato spiegato per messaggio e per telefono.

Mi chiese se sapevo per quale lavoro fossi stata chiamata. Le risposi che la sua collega mi aveva contattata per un lavoro in ambito avionico, ovvero per la progettazione di cablaggi elettrici in ambito aerospaziale. Mi disse che era corretto in parte perché non si trattava di ambito aerospaziale ma per automotive.


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Mi disse anche che se fossi stata assunta sarei andata a lavorare presso l’azienda cliente di un loro cliente (la prima cosa a cui pensai fu l’immagine di una matrioska, che tutt’ora sembra la definizione perfetta per quel lavoro).

Mi chiese se avessi delle domande le dissi che durante il colloquio mi diede già le risposte che cercavo e le feci anche capire quali e infine mi fece la domanda che mi lasciò spiazzata per qualche secondo: “Per quale motivo dovrei scegliere Lei e non altre persone?”, decisi di giocarmi il tutto e per tutto dicendo la verità: “Ho tanto potenziale inespresso dentro di me che cerca qualcuno in grado di darmi quella fiducia e i mezzi per farlo deflagrare! So che posso dare tantissimo!”

Le chiesi anche la possibilità di avere un feedback sul colloquio e di poter sapere, nel caso in cui non fossi stata scelta se c’era qualcosa che non aveva convinto in me e cosa.

Mi diede immediatamente l’appuntamento per il secondo colloquio con l’azienda cliente.

Anche quello fu un bel colloquio.

Fui scartata perché scelsero un’altra persona.

La recruiter che mi aveva accompagnato per i due colloqui mi disse che mi avrebbe tenuta in considerazione per il futuro e che le piacevo tanto. Per un anno rimasi col ricordo felice di quell’esperienza, ma dopo aver letto selezioni inumane mi son resa conto che in realtà, essendogli capitata una donna con un profilo adatto, mi hanno semplicemente sfruttata per poter dimostrare che si sono rivolti a profili di entrambi i sessi ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03.

A.

Nota. Questo racconto ci è stato inviato da una lettrice di Selezioni Inumane di cui preserviamo l’anonimato. Ci fidiamo della sua testimonianza per cui non abbiamo effettuato alcuna verifica. Il testo è stato leggermente modificato nella forma e nel contenuto per garantire che nessuno si riconosca nella vicenda.

Se anche tu vuoi raccontare la tua storia, puoi trovare le istruzioni nell’apposito capitolo di Selezioni Inumane. Noi la pubblicheremo in questo blog e su tutti i canali social di Colloquio Diretto e Risorse Inumane.

Ciao
David

David Buonaventura

David Buonaventura è il creatore di un Metodo per trovare lavoro evitando i pregiudizi a cui i candidati sono fatti oggetto durante le selezioni. Ha un hobby: superare quei recruiter che non meritano questo titolo.

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